AZ 356

AZ 356. Non poteva che cominciare da questa sigla la mia avventura. Era il 1999, agosto. Con la mia famiglia stavo per volare per la prima volta, l’emozione era incredibile, avevo atteso per mesi quel momento. AZ 356, il volo Alitalia Napoli-Parigi. Papà quell’estate ci aveva regalato cinque giorni in terra francese, nella capitale di saint Germain e sainte Geneviève, sotto le luci della Torre Eiffel che in quella torrida estate ancora aveva il countdown “avant l’an 2000”. Quei giorni furono belli, passarono in fretta, la vita nella città affacciata sulla Senna ci aveva velocemente trascinato tra un quartiere e l’altro, tra musei, visite e qualche ristorante presto fu tempo di ritornare a casa. Ma tutto sommato ero strafelice, avevo finalmente la mia prima carta di imbarco, i miei primi opuscoli da conservare, la mia prima mappa, tutto quel coacervo di cose che restano alla fine di un viaggio e che sono i ricordi tangibili di tutto quanto vissuto. Avevo cominciato ad assaporare la passione per il viaggio, non la stavo scoprendo, ma ora me ne stavo innamorando. Già anni prima in auto, papà ci aveva portati a Vienna e poi ovunque in Italia, dalle Alpi alla Sicilia. Ma Parigi aveva significato qualcosa di speciale.

Sono passati dieci anni circa da allora, e nel frattempo quelle poche cose conservate all’inizio sono diventate sempre di più, mesi dopo mesi si sono accumulate carte, mappe, scontrini, guide e tanto altro ancora. E io intanto sono cresciuto, di mezzo ci sono state tante persone, tanti posti, tante avventure e di quel bambino emozionato alla voce del comandate: “This is your captain speaking”, oggi è rimasto lo stesso piacere nel mettere piede a bordo di quegli uccelli d’acciaio che ogni volta significano una nuova avventura e la grande curiosità per il mondo . La curiosità che oggi mi spinge verso tutto l’esotico che circonda la mia vita, dalle cose più vicine fino a quei tesori introvabili ed inaccessibili.

Tratto da: “Un mondo all’altezza dei miei sogni - Domenico Tafuri”

There are some cities you don’t know why you are going to visit. One of those is Sofia, the capital of Bulgaria. Sofia is a perfect example of an Eastern European city where it’s difficult to recognize an own style. The Communist-style architecture as well as many orthodox churces and the beautiful park in the centre give to the capital an unique combination of beauty fascinating those who visit it!
Sofia (Balkan Tour Summer 2008)
Bulgaria
August 2008

There are some cities you don’t know why you are going to visit. One of those is Sofia, the capital of Bulgaria. Sofia is a perfect example of an Eastern European city where it’s difficult to recognize an own style. The Communist-style architecture as well as many orthodox churces and the beautiful park in the centre give to the capital an unique combination of beauty fascinating those who visit it!

Sofia (Balkan Tour Summer 2008)

Bulgaria

August 2008

The world’s best train ride

One of the most scenic travel in my life. Me and Anna were travelling between Oslo and Bergen by train. The Bergen Railway is one thing I’ll never forget, I think its memory will survive for long time in my head.

Considered the most beautiful and exiting train ride in the World it reaches the highest point at 1222 metres above the sea level in Finse and it takes in some dazzling and impressive scenery!


When we arrived in Myrdal we took a side trip on the steep Flåm Railway. It was an incredible journey through the nature. Arriving in the village of Flåm we were few steps from the paradise, among the blue sky, the green trees and the indigo water. The spectacular mountain, the deep ravines, the waterfalls and the wooden coaches are the special elements of this line. There is just one word to describe the stunning sceneries still is my mind: wondrous.

Oslo, Myrdal, Flam, Vos, Bergen

Norway

October 2007


E’ romantica, speciale, notturna, antica, moderna, vaporosa, cosmopolita, decadente, verde, spumeggiante, fluviale, incantevole, lenta, triste, bella. E’ Budapest.

It’s romantic, special, nocturnal, ancient, modern, fluffy, cosmopolitan, decadent, green, sparkling, fluvial, lovely, slow, sad, beautiful. It’s Budapest.

Budapest

Hungary

September 2008, March 2009, November 2009

Omaggio ad un grande viaggiatore, a colui che tra il cuore e la ragione ha sempre scelto con il cuore.

La gente pensa a mettere soldi in banca, io penso a mettere ricordi nel cuore.
– Jena

Sono appena tornato dal Marocco, un mondo fantastico, luoghi incantati dei quali mi sono innamorato. Senza annoiarvi troppo vi racconto qualcosa.

Ieri già in aereo, mi mancavano l’odore delle spezie, i profumi delle medine, il pane caldo di Marrakesh, i sorrisi dei bambini marocchini…Sono stato a Fez, Meknes, Rabat, Casablanca e Marrakech, volevo vedere anche il deserto ma era troppo lontano.

C’è tanto da vedere, è un paese che stupisce, la povertà è tanta, ma quando la gente ti guarda e con una giacca tutta strappata, una scarpa di un colore e una di un altro, ti dice “siamo poveri di tasca ma ricchi di cuore” capisci che è un popolo ricco di generosità, di calore, che ha bisogno di poco e che senza i nostri agi riesce a vivere felice. Non dimenticherò mai una bambina a Marrakesh che mi ha inseguito per strada chiedendomi un’albicocca secca, dopo si è avvicinata alla mamma e le ne ha data metà. E non dimenticherò mai nemmeno la dolcezza con la quale l’ultima sera, girando per strada con Anna, ho diviso in due un pezzo di pane caldo pagato due centesimi e l’ho mangiato con lei. E’ stato bello, regalarsi davvero con poco una incredibile sensazione di felicità e amore…Anche questo è il Marocco…

Le cinque città sono le città imperiali, sedi dei palazzi del re, che spesso sta a Rabat, ma che si muove in tutte le sue dimore, i palazzi sono imponenti, tutte le porte dorate luccicano da lontano e ogni mattina giovani operai le lucidano con succo di limone e tanta fatica. Nelle medine, fatte di vicoli, viuzze e stradine non più larghe di un metro si trova di tutto, saponi, oli, galline, lana, ceramiche, cuscus, tappeti, gioielli, pentole, farina, sciarpe, pietre, mandorle, pane. Ogni piccola bottega è un piccolo emporio e quando cammini a piedi, tutti ti riconoscono forestiero, tutti cercano di comprare la tua attenzione con l’offerta migliore e cercano di venderti di tutto, vendite che finiscono sempre in allegoriche trattative dalle quali si esce quasi sempre contenti. Mi viene in mente l’acquisto dei tappeti a Meknes, che è stata una vera e propria opera teatrale. Siamo rimasti almeno tre ore in un negozio all’interno della medina, un venditore gentilissimo ci ha mostrato decine di tappeti, tutti fatti a mano, di migliaia di colori, tutti di tessuti diversi, uno più bello dell’altro. Nel frattempo ci ha offerto il tè, ci ha raccontato della sua storia, della vita in Marocco, della storia dei suoi tappeti. Alla fine, non abbiamo resistito alla tentazione e ne abbiamo presi tre, uno a testa io, Ivan e Anna. Il mio è arancione, di lana, fatto 43 anni fa. Il problema è stato fare il prezzo. E’ cominciata una odissea tra rialzi, ribassi, cambi, pagamenti con carte e contanti, che alla fine non si è capito più nulla, abbiamo solo capito che per una novantina di euro a testa avevamo dei bei tappeti di infilare in valigia e portare a casa.

Per il resto tutto quello che c’è da vedere si trova sulle guide, lo si può leggere, quello che invece non si può mai immagine è quello che succede in piazza Jama‘a el-Fnaa a Marrakech, un luogo immenso, spazio aperto, piazza, agorà d’incontri che cambia faccia da mattina a pomeriggio, da pomeriggio a sera, sempre strapopolata, una babele di luci, suoni, odori. In un’unica parola mitica. Allo stesso modo della Medina di Fez. Quando con i miei tre compagni di viaggio ci siamo ritrovati soli di notte li, ho avuto paura, c’erano dei giovani che respiravano la colla, ci hanno guardato, c’erano degli uomini che mangiavano pane, qualcuno buttato a terra, qualche altro che ancora lavorava, man man che camminavamo verso il nostro albergo, andavamo a passo sempre più svelto, quei tipi ci insospettivano, poi ci siamo quasi fermati, ci siamo guardati e pensando un attimo, ci siamo rassicurati a vicenda, infondo tutti erano buoni ai loro posti, ci siamo tranquillizati e in pochi minuti ritrovata la familiare facciata bianca del nostro ryad ci siamo infilati dentro buttandoci la paura alle spalle. Un’esperienza strana, adrenalinica, personalmente non avevo mai avuto così tanto timore che potesse succedermi qualcosa, non consiglierei mai a nessuno di camminare a piedi in quei vicoli bui, però quando dopo ci ripensavo a letto, dentro di me ero emozionato e anche tanto divertito per l’incosciente passeggiata.

E’ stato davvero un grande viaggio, il contatto con il popolo marocchino è stato positivo, non pensavo fossero così ospitali. Mi ricordo a Rabat, pioveva, siamo arrivati alle 23 alla stazione degli autobus, non credevamo fosse così fuori città, non sapevamo come arrivare al centro, niente taxi, niente mezzi pubblici, niente di niente, una stazione, qualche pullman una triste biglietteria chiusa, qualche passeggero che era con me in autobus, e poi la desolazione. Abbiamo provato a chiedere a qualcuno, ma niente, nessuno che parlasse italiano, inglese o francese. Solo arabo. Che fare? Quando pensavamo di passare la notte li, un signore che prima aveva viaggiato con noi nel pullman ci ha fatto capire a gesti che stava aspettando il fratello che sarebbe venuto a prenderlo e che avrebbe potuto accompagnarci. Io ho accettato. Quando ho visto il camioncino di quarta mano con la scritta “Panorama Lux trasporti” dentro di me ho riso e ho pensato a come ci saremmo sistemati…In due secondi ho saputo la risposta. Noi dietro, nel cassone posteriore, lui avanti. Al freddo e alla pioggia, dopo mezz’ora tra i vialoni pieni di palme di Rabat siamo arrivati in albergo, anche quella sera per fortuna abbiamo dormito al caldo…

Questo è il Marocco, insomma, e questa è stata la nostra vacanza, un insieme di piccole e straordinarie esperienze che consiglierei davvero a tutti di fare, magari con una puntatina alle montagne dell’Atlante su una pista da sci o qualche notte nel deserto…

Tratto da: “Diario di viaggio - Domenico Tafuri - dicembre 2008”

Imperial Cities of Morocco

Morocco

November 2008

Ameland and its three spring colours. The vast and uncontaminated green fields, the blue sea and the red lighthouse. The nature reigns in a World where the animals and the human beings do not have separated their boundaries yet.

Screaming in the silence, getting around the island on a bike, feeling the scent of freedom, sleeping under the moonlight.

This is the Paradise on Earth. This is Ameland during the spring time. This is my day in Paradise.

Leeuwarden, Ameland, Amsterdam, L’Aia, Volendam, Lisse (Keukenhof)

Netherlands

April 2011

kappadokia

Dedicata a chi come me vive per scoprire,

a chi come me ha scoperto la luna più bella che c’è,

a chi come me ha sognato nella terra dei sogni più belli,

a chi spera nel domani,

a chi ha camminato sulla luna.

O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l’anno, sovra questo colle
Io venia pien d’angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, né cangia stile,
0 mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l’etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l’affanno duri!

Giacomo Leopardi

Kappadokia Tour

Turkey

September 2010

Quando sento la voce del mu’adhdhin, quando vedo il colore argentato del mare, quando assaporo il balik ekmek ed il baklava al pistacchio, quando stringo le mani ruvide dei venditori di tappeti, quando sento il profumo delle spezie: sono ad Istanbul. Viaggio con i sensi.
When I hear the voice of mu’adhdhin, when I see the silver color of the sea, when I savor the Balik ekmek and the pistachio baklava , when I shake the rough hands of the  carpets sellers, when I feel the smell of spices: I’m in Istanbul. I’m travelling through my senses.
Istanbul
Turkey
March 2008, September 2010, November 2010

Quando sento la voce del mu’adhdhin, quando vedo il colore argentato del mare, quando assaporo il balik ekmek ed il baklava al pistacchio, quando stringo le mani ruvide dei venditori di tappeti, quando sento il profumo delle spezie: sono ad Istanbul. Viaggio con i sensi.

When I hear the voice of mu’adhdhin, when I see the silver color of the sea, when I savor the Balik ekmek and the pistachio baklava , when I shake the rough hands of the  carpets sellers, when I feel the smell of spices: I’m in Istanbul. I’m travelling through my senses.

Istanbul

Turkey

March 2008, September 2010, November 2010

AZ 356

AZ 356. Non poteva che cominciare da questa sigla la mia avventura. Era il 1999, agosto. Con la mia famiglia stavo per volare per la prima volta, l’emozione era incredibile, avevo atteso per mesi quel momento. AZ 356, il volo Alitalia Napoli-Parigi. Papà quell’estate ci aveva regalato cinque giorni in terra francese, nella capitale di saint Germain e sainte Geneviève, sotto le luci della Torre Eiffel che in quella torrida estate ancora aveva il countdown “avant l’an 2000”. Quei giorni furono belli, passarono in fretta, la vita nella città affacciata sulla Senna ci aveva velocemente trascinato tra un quartiere e l’altro, tra musei, visite e qualche ristorante presto fu tempo di ritornare a casa. Ma tutto sommato ero strafelice, avevo finalmente la mia prima carta di imbarco, i miei primi opuscoli da conservare, la mia prima mappa, tutto quel coacervo di cose che restano alla fine di un viaggio e che sono i ricordi tangibili di tutto quanto vissuto. Avevo cominciato ad assaporare la passione per il viaggio, non la stavo scoprendo, ma ora me ne stavo innamorando. Già anni prima in auto, papà ci aveva portati a Vienna e poi ovunque in Italia, dalle Alpi alla Sicilia. Ma Parigi aveva significato qualcosa di speciale.

Sono passati dieci anni circa da allora, e nel frattempo quelle poche cose conservate all’inizio sono diventate sempre di più, mesi dopo mesi si sono accumulate carte, mappe, scontrini, guide e tanto altro ancora. E io intanto sono cresciuto, di mezzo ci sono state tante persone, tanti posti, tante avventure e di quel bambino emozionato alla voce del comandate: “This is your captain speaking”, oggi è rimasto lo stesso piacere nel mettere piede a bordo di quegli uccelli d’acciaio che ogni volta significano una nuova avventura e la grande curiosità per il mondo . La curiosità che oggi mi spinge verso tutto l’esotico che circonda la mia vita, dalle cose più vicine fino a quei tesori introvabili ed inaccessibili.

Tratto da: “Un mondo all’altezza dei miei sogni - Domenico Tafuri”

There are some cities you don’t know why you are going to visit. One of those is Sofia, the capital of Bulgaria. Sofia is a perfect example of an Eastern European city where it’s difficult to recognize an own style. The Communist-style architecture as well as many orthodox churces and the beautiful park in the centre give to the capital an unique combination of beauty fascinating those who visit it!
Sofia (Balkan Tour Summer 2008)
Bulgaria
August 2008

There are some cities you don’t know why you are going to visit. One of those is Sofia, the capital of Bulgaria. Sofia is a perfect example of an Eastern European city where it’s difficult to recognize an own style. The Communist-style architecture as well as many orthodox churces and the beautiful park in the centre give to the capital an unique combination of beauty fascinating those who visit it!

Sofia (Balkan Tour Summer 2008)

Bulgaria

August 2008

The world’s best train ride

One of the most scenic travel in my life. Me and Anna were travelling between Oslo and Bergen by train. The Bergen Railway is one thing I’ll never forget, I think its memory will survive for long time in my head.

Considered the most beautiful and exiting train ride in the World it reaches the highest point at 1222 metres above the sea level in Finse and it takes in some dazzling and impressive scenery!


When we arrived in Myrdal we took a side trip on the steep Flåm Railway. It was an incredible journey through the nature. Arriving in the village of Flåm we were few steps from the paradise, among the blue sky, the green trees and the indigo water. The spectacular mountain, the deep ravines, the waterfalls and the wooden coaches are the special elements of this line. There is just one word to describe the stunning sceneries still is my mind: wondrous.

Oslo, Myrdal, Flam, Vos, Bergen

Norway

October 2007


E’ romantica, speciale, notturna, antica, moderna, vaporosa, cosmopolita, decadente, verde, spumeggiante, fluviale, incantevole, lenta, triste, bella. E’ Budapest.

It’s romantic, special, nocturnal, ancient, modern, fluffy, cosmopolitan, decadent, green, sparkling, fluvial, lovely, slow, sad, beautiful. It’s Budapest.

Budapest

Hungary

September 2008, March 2009, November 2009

Omaggio ad un grande viaggiatore, a colui che tra il cuore e la ragione ha sempre scelto con il cuore.

La gente pensa a mettere soldi in banca, io penso a mettere ricordi nel cuore.
– Jena

Sono appena tornato dal Marocco, un mondo fantastico, luoghi incantati dei quali mi sono innamorato. Senza annoiarvi troppo vi racconto qualcosa.

Ieri già in aereo, mi mancavano l’odore delle spezie, i profumi delle medine, il pane caldo di Marrakesh, i sorrisi dei bambini marocchini…Sono stato a Fez, Meknes, Rabat, Casablanca e Marrakech, volevo vedere anche il deserto ma era troppo lontano.

C’è tanto da vedere, è un paese che stupisce, la povertà è tanta, ma quando la gente ti guarda e con una giacca tutta strappata, una scarpa di un colore e una di un altro, ti dice “siamo poveri di tasca ma ricchi di cuore” capisci che è un popolo ricco di generosità, di calore, che ha bisogno di poco e che senza i nostri agi riesce a vivere felice. Non dimenticherò mai una bambina a Marrakesh che mi ha inseguito per strada chiedendomi un’albicocca secca, dopo si è avvicinata alla mamma e le ne ha data metà. E non dimenticherò mai nemmeno la dolcezza con la quale l’ultima sera, girando per strada con Anna, ho diviso in due un pezzo di pane caldo pagato due centesimi e l’ho mangiato con lei. E’ stato bello, regalarsi davvero con poco una incredibile sensazione di felicità e amore…Anche questo è il Marocco…

Le cinque città sono le città imperiali, sedi dei palazzi del re, che spesso sta a Rabat, ma che si muove in tutte le sue dimore, i palazzi sono imponenti, tutte le porte dorate luccicano da lontano e ogni mattina giovani operai le lucidano con succo di limone e tanta fatica. Nelle medine, fatte di vicoli, viuzze e stradine non più larghe di un metro si trova di tutto, saponi, oli, galline, lana, ceramiche, cuscus, tappeti, gioielli, pentole, farina, sciarpe, pietre, mandorle, pane. Ogni piccola bottega è un piccolo emporio e quando cammini a piedi, tutti ti riconoscono forestiero, tutti cercano di comprare la tua attenzione con l’offerta migliore e cercano di venderti di tutto, vendite che finiscono sempre in allegoriche trattative dalle quali si esce quasi sempre contenti. Mi viene in mente l’acquisto dei tappeti a Meknes, che è stata una vera e propria opera teatrale. Siamo rimasti almeno tre ore in un negozio all’interno della medina, un venditore gentilissimo ci ha mostrato decine di tappeti, tutti fatti a mano, di migliaia di colori, tutti di tessuti diversi, uno più bello dell’altro. Nel frattempo ci ha offerto il tè, ci ha raccontato della sua storia, della vita in Marocco, della storia dei suoi tappeti. Alla fine, non abbiamo resistito alla tentazione e ne abbiamo presi tre, uno a testa io, Ivan e Anna. Il mio è arancione, di lana, fatto 43 anni fa. Il problema è stato fare il prezzo. E’ cominciata una odissea tra rialzi, ribassi, cambi, pagamenti con carte e contanti, che alla fine non si è capito più nulla, abbiamo solo capito che per una novantina di euro a testa avevamo dei bei tappeti di infilare in valigia e portare a casa.

Per il resto tutto quello che c’è da vedere si trova sulle guide, lo si può leggere, quello che invece non si può mai immagine è quello che succede in piazza Jama‘a el-Fnaa a Marrakech, un luogo immenso, spazio aperto, piazza, agorà d’incontri che cambia faccia da mattina a pomeriggio, da pomeriggio a sera, sempre strapopolata, una babele di luci, suoni, odori. In un’unica parola mitica. Allo stesso modo della Medina di Fez. Quando con i miei tre compagni di viaggio ci siamo ritrovati soli di notte li, ho avuto paura, c’erano dei giovani che respiravano la colla, ci hanno guardato, c’erano degli uomini che mangiavano pane, qualcuno buttato a terra, qualche altro che ancora lavorava, man man che camminavamo verso il nostro albergo, andavamo a passo sempre più svelto, quei tipi ci insospettivano, poi ci siamo quasi fermati, ci siamo guardati e pensando un attimo, ci siamo rassicurati a vicenda, infondo tutti erano buoni ai loro posti, ci siamo tranquillizati e in pochi minuti ritrovata la familiare facciata bianca del nostro ryad ci siamo infilati dentro buttandoci la paura alle spalle. Un’esperienza strana, adrenalinica, personalmente non avevo mai avuto così tanto timore che potesse succedermi qualcosa, non consiglierei mai a nessuno di camminare a piedi in quei vicoli bui, però quando dopo ci ripensavo a letto, dentro di me ero emozionato e anche tanto divertito per l’incosciente passeggiata.

E’ stato davvero un grande viaggio, il contatto con il popolo marocchino è stato positivo, non pensavo fossero così ospitali. Mi ricordo a Rabat, pioveva, siamo arrivati alle 23 alla stazione degli autobus, non credevamo fosse così fuori città, non sapevamo come arrivare al centro, niente taxi, niente mezzi pubblici, niente di niente, una stazione, qualche pullman una triste biglietteria chiusa, qualche passeggero che era con me in autobus, e poi la desolazione. Abbiamo provato a chiedere a qualcuno, ma niente, nessuno che parlasse italiano, inglese o francese. Solo arabo. Che fare? Quando pensavamo di passare la notte li, un signore che prima aveva viaggiato con noi nel pullman ci ha fatto capire a gesti che stava aspettando il fratello che sarebbe venuto a prenderlo e che avrebbe potuto accompagnarci. Io ho accettato. Quando ho visto il camioncino di quarta mano con la scritta “Panorama Lux trasporti” dentro di me ho riso e ho pensato a come ci saremmo sistemati…In due secondi ho saputo la risposta. Noi dietro, nel cassone posteriore, lui avanti. Al freddo e alla pioggia, dopo mezz’ora tra i vialoni pieni di palme di Rabat siamo arrivati in albergo, anche quella sera per fortuna abbiamo dormito al caldo…

Questo è il Marocco, insomma, e questa è stata la nostra vacanza, un insieme di piccole e straordinarie esperienze che consiglierei davvero a tutti di fare, magari con una puntatina alle montagne dell’Atlante su una pista da sci o qualche notte nel deserto…

Tratto da: “Diario di viaggio - Domenico Tafuri - dicembre 2008”

Imperial Cities of Morocco

Morocco

November 2008

Ameland and its three spring colours. The vast and uncontaminated green fields, the blue sea and the red lighthouse. The nature reigns in a World where the animals and the human beings do not have separated their boundaries yet.

Screaming in the silence, getting around the island on a bike, feeling the scent of freedom, sleeping under the moonlight.

This is the Paradise on Earth. This is Ameland during the spring time. This is my day in Paradise.

Leeuwarden, Ameland, Amsterdam, L’Aia, Volendam, Lisse (Keukenhof)

Netherlands

April 2011

kappadokia

Dedicata a chi come me vive per scoprire,

a chi come me ha scoperto la luna più bella che c’è,

a chi come me ha sognato nella terra dei sogni più belli,

a chi spera nel domani,

a chi ha camminato sulla luna.

O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l’anno, sovra questo colle
Io venia pien d’angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, né cangia stile,
0 mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l’etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l’affanno duri!

Giacomo Leopardi

Kappadokia Tour

Turkey

September 2010

Quando sento la voce del mu’adhdhin, quando vedo il colore argentato del mare, quando assaporo il balik ekmek ed il baklava al pistacchio, quando stringo le mani ruvide dei venditori di tappeti, quando sento il profumo delle spezie: sono ad Istanbul. Viaggio con i sensi.
When I hear the voice of mu’adhdhin, when I see the silver color of the sea, when I savor the Balik ekmek and the pistachio baklava , when I shake the rough hands of the  carpets sellers, when I feel the smell of spices: I’m in Istanbul. I’m travelling through my senses.
Istanbul
Turkey
March 2008, September 2010, November 2010

Quando sento la voce del mu’adhdhin, quando vedo il colore argentato del mare, quando assaporo il balik ekmek ed il baklava al pistacchio, quando stringo le mani ruvide dei venditori di tappeti, quando sento il profumo delle spezie: sono ad Istanbul. Viaggio con i sensi.

When I hear the voice of mu’adhdhin, when I see the silver color of the sea, when I savor the Balik ekmek and the pistachio baklava , when I shake the rough hands of the  carpets sellers, when I feel the smell of spices: I’m in Istanbul. I’m travelling through my senses.

Istanbul

Turkey

March 2008, September 2010, November 2010

AZ 356
The world’s best train ride
"La gente pensa a mettere soldi in banca, io penso a mettere ricordi nel cuore."
kappadokia

About:

Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.

Twenty years from now you will be more disappointed by the things that you didn't do than by the ones you did do. So throw off the bowlines. Sail away from the safe harbor. Catch the trade winds in your sails. Explore. Dream. Discover.

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